Striscia
Letteralmente: grattugia (soprannome)
Nota anche come: espada ropera, espee rapiere, spada striscia
Spada a una mano con lama lunga e stretta destinata soprattutto all'affondo, nata verso il 1540 in Spagna e Italia e portata come segno di condizione nobile.
In breve
Informazioni sull'arma
La rapiera nacque verso il 1540 in Spagna, dove era chiamata espada ropera, cioè spada portata come accessorio dell'abito, e in Italia. La parola rapiera deriva dal francese medio espee rapiere, attestato per la prima volta nel 1474; era un soprannome col significato di grattugia. Entro il 1715 la rapiera era stata sostituita nella maggior parte d'Europa dallo spadino, più leggero. La lama è dritta, stretta e a doppio taglio, con punta acuta, lunga in media circa 104 cm e larga alla guardia circa 2,5 cm; alcuni esemplari conservati arrivano fino a 130 cm. La rapiera è nota per l'elsa elaborata a cesto (swept hilt), con quillon, ricasso e un arco che protegge l'impugnatura dalla guardia. Si impugnava con una mano e serviva soprattutto per affondare. Lo schermitore prendeva spesso nell'altra mano una rotella, un pugnale, un mantello o anche una seconda spada; l'abbinamento più comune era con il pugnale da parata. La tecnica della rapiera è descritta nei trattati a stampa di Camillo Agrippa (1553), Vincentio Saviolo (1595), Salvator Fabris e Nicoletto Giganti (entrambi 1606) e Ridolfo Capo Ferro (1610). Nel XVI e XVII secolo la rapiera era apprezzata nell'Europa occidentale per la sua eleganza e l'elsa decorata, e valeva come simbolo di condizione nobile o di gentiluomo.
Armi correlate
- Si usava insieme a: Pugnale da parata
- Derivata da: Spada da lato
- Ha dato origine a: Spadino
Cura e manutenzione
Fonti storiche
- Trattato di Scientia d'Arme, con vn Dialogo di Filosofia (Camillo Agrippa, 1553)
- Vincentio Saviolo his Practise, in Two Bookes (Vincentio Saviolo, 1595)
- Scola, overo Teatro (Nicoletto Giganti, 1606)
- De lo Schermo, overo Scienza d'Arme (Salvator Fabris, 1606)
- Gran Simulacro dell'Arte e dell'Uso della Scherma (Ridolfo Capoferro, 1610) — Ridolfo Capo Ferro, 1610