Sai
Letteralmente: forcina per capelli
Arma metallica smussata con una lunga punta centrale e due punte laterali più corte, portata di solito in coppia; a Okinawa era usata anche dalla polizia locale.
In breve
GiapponeInformazioni sull'arma
Il sai è un'arma metallica del kobudō okinawense con una lunga punta centrale e due punte laterali più corte. Il nome giapponese significa letteralmente forcina per capelli. L'uso del sai nel kobudō okinawense fu approvato nel 1668 dal principe okinawense Moto Chōhei. Armi simili erano già usate prima in India, Thailandia, Cina, Vietnam, Malesia e Indonesia. Alcune fonti ipotizzano che il concetto derivi dal trishula indiano, un antico simbolo induista-buddhista. La punta principale (monouchi), rotonda o sfaccettata, termina in una punta smussata (saki). Le due punte laterali più corte (yoku) hanno estremità smussate (tsume), e il punto tra loro si chiama moto. Segue un'impugnatura a una mano (tsuka) terminante in un pomo metallico smussato (tsukagashira). Il sai non è affilato e non ha alcuna punta tagliente. Il sai si tiene di solito in coppia, uno per mano. A Okinawa era usato dalla polizia locale (ufuchiku) per gli arresti e il controllo delle folle. Nel kobudō okinawense odierno si insegnano comunemente cinque kata; la denominazione nichō sai indica un kata con due sai, sanchō sai uno con tre. Il kobudō Matayoshi pratica i kata Matayoshi no Sai Dai Ichi (nichō sai), Matayoshi no Sai Dai Ni (sanchō sai) e Shinbaru no Sai. Taira Shinken sviluppò la variante manji sai, in cui una punta laterale è rivolta in direzione opposta. La coppia di sai è l'arma caratteristica di Raffaello delle Tartarughe Ninja e dell'eroina dei fumetti Elektra.
Parti dell'arma
- Punta — saki
- Impugnatura — tsuka
- Pomolo — tsukagashira
Armi correlate
- Equivalente in un'altra cultura: Tekpi