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Kalaripayattu

കളരിപ്പയറ്റ്

Arte marziale tradizionale del Kerala con radici almeno nel XII secolo. Insegna il lavoro del corpo, le armi di legno e di metallo e la conoscenza dei punti vulnerabili marmmam.

Informazioni Chiave

Paese di origineIndia
RegioneAsia
Focus PrincipaleMisto

Carattere e Origine

StatoViva e organizzata
LignaggioTradizionale
Epoca di origineMedioevo

Allenamento

AbbigliamentoAbbigliamento tradizionale
Ruolo delle armiArmi al centro
Ruolo delle formeForme al centro

Per chi

Programmi per bambiniGruppi per bambini comuni
Adatto agli anzianiAdatto con adattamenti
Impegno fisico4/5
Rischio di infortunio2/5
Trasferimento alla difesa personale2/5
Beneficio per la forma fisica4/5
Come valutiamo le scale →

Organizzazione e Competizione

Formato di garaSenza competizioni
Categorie di pesoNo
Stato olimpicoNon olimpico
Praticanti stimati100 000–1 milione

Di cosa è fatto lo stile

Valutazione redazionale su scala 0–3, in base allo spazio che ogni area occupa nell’allenamento abituale.

Colpi di manoSignificativo
CalciCentrale
ProiezioniSignificativo
Lotta a terraNon utilizzato
Leve e immobilizzazioniSignificativo
ArmiCentrale

Cataloghi e Database per Kalaripayattu

⚔️ Armi Tradizionali4 elementi · in 3 stili
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👊 Database delle tecniche14 elementi · in 3 stili
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📖 Glossario1 elementi · in 3 stili
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👥 Personaggi e maestri1 elementi · in 3 stili
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🎬 Kalaripayattu nella cultura3 elementi · in 3 stili
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Informazioni su Kalaripayattu

Il kalaripayattu è un'arte marziale tradizionale dello Stato indiano del Kerala. Il nome, composto dalle parole kalari, luogo di addestramento, e payattu, esercizio, ha cominciato a essere usato per l'arte del Kerala solo nel XX secolo, secondo Phillip Zarrilli, autore della voce nell'enciclopedia delle arti marziali di Green. Le forme praticate oggi risalgono secondo lui almeno al XII secolo e hanno radici sia nella tradizione guerriera tamil sia in quella dhanurvedica. Zarrilli la definisce la più completa tradizione marziale conservata dell'Asia meridionale. La tradizione attribuisce la fondazione del primo kalari al guerriero e saggio Parasurama, fondatore del Kerala.

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Dal XII secolo fino all'arrivo del dominio britannico nel 1792 l'arte fu legata soprattutto a famiglie nair, che servivano come soldati e curatori dei governanti locali. La praticavano però anche alcuni bramini, membri della casta ilava, cristiani e musulmani sufi. Sotto il dominio britannico decadde a causa delle armi da fuoco e delle istituzioni europee e sopravvisse solo presso pochi maestri, soprattutto nel nord del Kerala. Il grande pubblico la notò per la prima volta negli anni venti del XX secolo, nel 1958 nacque la Kerala Kalaripayattu Association presso il Kerala State Sports Council e dagli anni settanta l'arte si diffuse in India e nel mondo. L'addestramento è guidato da un maestro chiamato gurukkal o asan nel kalari, tradizionalmente una fossa scavata nella terra con un tetto di foglie di cocco, considerata un tempio. Si comincia con il lavoro del corpo, posizioni che prendono il nome da animali, passi, calci e salti, poi arrivano le armi di legno e dopo alcuni anni quelle di metallo, tra cui il pugnale, la lancia, la spada con scudo e la spada flessibile urumi. Tutte le armi insegnano l'attacco ai punti vulnerabili del corpo, marmmam, che i maestri conoscono anche dalla loro pratica di guaritori. L'associazione organizza dal 1958 competizioni di forme distrettuali e statali, e il ministero indiano dello Sport ha inserito il kalaripayattu nel dicembre 2020 nei Khelo India Youth Games.

Storia

Phillip Zarrilli scrive nell'enciclopedia di Green Martial Arts of the World che kalaripayattu si pratica nelle forme attuali almeno dal XII secolo e affonda le radici nella tradizione guerriera sia tamil sia dhanurvedica. Si praticava lungo tutta la costa sudoccidentale dell'India di lingua malayalam, cioè nell'attuale Kerala e in zone vicine del distretto di Coorg nel Karnataka, e secondo Zarrilli ogni villaggio aveva il suo kalari con un maestro. La tradizione orale e scritta attribuisce la fondazione del primo kalari e delle linee ereditarie di maestri al guerriero e saggio Parasurama, fondatore del Kerala.

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Tra il XII secolo e l'inizio del dominio britannico nel 1792 l'arte fu legata soprattutto a sottogruppi dei Nair indù, che servivano come soldati e assistenti di capi villaggio, amministratori di distretto e raja locali. La praticavano però anche alcuni bramini, una parte della casta ilava con il titolo di chekor, alcuni cristiani e musulmani sufi. In alcune famiglie nair e ilava si allenavano anche le ragazze, fino all'adolescenza, e secondo le ballate del nord alcune allieve di maestri famosi raggiunsero un alto grado di maestria. Alcuni guerrieri ilava conducevano duelli all'ultimo sangue, ankam, con cui si risolvevano le dispute tra famiglie ramificate delle caste superiori. Alla festa Mamakam, tenuta fino al 1766, guerrieri di Valluvanadu votati alla morte attaccavano l'esercito dello zamorin di Calicut. Sotto il dominio britannico l'arte decadde a causa delle armi da fuoco e della polizia, dell'esercito e delle istituzioni di tipo europeo, e sopravvisse solo presso pochi maestri in zone sparse del Kerala, soprattutto al nord. La Wikipedia inglese indica che gli inglesi vietarono kalaripayattu nel 1804, mentre Zarrilli non scrive di alcun divieto. Il grande pubblico notò l'arte per la prima volta negli anni venti del Novecento, nell'ambito della riscoperta delle arti locali. Nel 1958, due anni dopo la nascita dello stato unitario del Kerala, fu fondata sotto la guida di Govindankutty Nayar la Kerala Kalaripayattu Association, come uno dei diciassette membri del Kerala State Sports Council. Zarrilli scrive una volta che iniziò con quindici kalari membri, altrove con diciassette. Ancora negli anni settanta l'arte era, secondo lui, poco nota al grande pubblico, e da allora si è diffusa in Kerala, in India e nel mondo.

In cosa si distingue

Storicamente esistettero, secondo Zarrilli, molti stili e lignaggi di kalaripayattu, tra cui Arappukai, Pillatanni, Vatten Tirippu e Dronamballi Sampradayam, e diversi furono soppressi o scomparvero, soprattutto nell'Ottocento nel sud del Kerala. La Kerala Kalaripayattu Association riconosce oggi ufficialmente tre stili in base alla zona approssimativa di origine: settentrionale, centrale e meridionale. Dopo il 1958 si cominciò a chiamare stile settentrionale il kalaripayattu stesso, perché si è conservato soprattutto nel Kerala centrale e settentrionale. Stile meridionale si cominciarono invece a chiamare le forme tamil, dette anche varma ati o adi murai. Zarrilli le descrive separatamente, perché il loro mito di origine e le loro tecniche differiscono parecchio dal kalaripayattu vero e proprio.

Tecnica

Zarrilli descrive la pratica tradizionale come l'unione di tre concezioni del corpo: il corpo fluido degli umori corporei, con cui lavora l'ayurveda, il corpo di ossa, muscoli e punti vulnerabili marmmam e il corpo sottile interiore dello yoga, in cui si risveglia kundalini shakti. Le posture di base sono di solito otto, con nomi di animali dinamici, per esempio il cavallo, il pavone, il serpente e il leone, e altrove Zarrilli menziona l'elefante, il cavallo e il leone.

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Le armi vengono in ordine. Prima quelle di legno: il bastone lungo, il bastone corto e il bastone curvo otta, attraverso il quale si impara anche il combattimento senza armi. Dopo alcuni anni le armi da combattimento di metallo: il pugnale, la lancia, la mazza, la spada con scudo, la spada a doppio taglio contro spada, la lancia contro spada con scudo e la spada flessibile urumi. Secondo Zarrilli, arco e frecce si praticavano in passato, ma sono scomparsi dalla tradizione del kalaripayattu. Tutte le armi insegnano l'attacco ai punti vulnerabili del corpo e la loro difesa. Il combattimento senza armi, verumkai, si impara o attraverso l'otta o con tecniche speciali nell'allenamento avanzato. I marmmam sono, secondo Zarrilli, punti del corpo così vulnerabili che un attacco contro di essi può in alcuni casi causare la morte immediata. Il maestro li impara per attaccarli, per dare contromisure dopo una ferita e per evitarli durante il massaggio terapeutico.

Allenamento

Secondo Zarrilli, l'addestramento iniziava tradizionalmente a sette anni in un kalari costruito apposta, idealmente in una fossa scavata nel terreno con un tetto di foglie di cocco intrecciate. Il kalari è considerato un tempio, e nei kalari indù sono presenti e venerate ogni giorno da sette a ventuno divinità, almeno durante la stagione di addestramento. L'addestramento preparatorio si svolgeva nella stagione fresca del monsone, da giugno a settembre, e comprendeva un massaggio accurato di tutto il corpo, che il maestro eseguiva con i piedi tenendosi a corde appese al soffitto. Tra le regole c'erano non dormire di giorno, astenersi dai rapporti sessuali nel periodo del massaggio intensivo, non vegliare di notte e consumare latte e burro chiarificato.

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L'allenamento del corpo, meippayattu, unisce posture simili alle asana dello yoga, passi, calci, salti, giri e movimenti delle braccia in sequenze sempre più rapide, che l'allievo esegue avanti e indietro attraverso il kalari. La pratica più sottile comprende vratam, la seduta in posizione del gatto con il viso rivolto alla divinità protettrice, durante la quale l'allievo ripete con respiro profondo i comandi della sequenza di allenamento, e i mantra, che il maestro trasmette solo agli allievi più avanzati. Gitanjali Kolanad descrive nella rivista sottoposta a revisione paritaria Martial Arts Studies (2022) vanakkam, il saluto cerimoniale nelle varie fasi dell'apprendimento e della pratica. Ogni arma ha il proprio vanakkam, e nei kalari indù, musulmani e cristiani differiscono. George Pati (Contemporary South Asia, 2010) scrive che il kalari trasmette un intero patrimonio di sapere keralese e che oggi lo si chiama spesso solo centro di spettacoli culturali.

Gradi e progressione

L'insegnante si chiama gurukkal, forma plurale di rispetto della parola guru, oppure asan. Alcune linee ereditarie di maestri portano i titoli Panikkar o Kurup, che furono loro conferiti da un sovrano locale. Secondo Zarrilli, l'allievo deve prendere in mano la prima arma solo quando è pronto fisicamente, spiritualmente ed eticamente. Prima impara le armi di legno, prima il bastone lungo, poi il bastone corto e infine il bastone curvo otta, e solo dopo alcuni anni le armi da combattimento di metallo. I mantra vengono dati solo agli allievi più avanzati. Il sito turistico del governo del Kerala divide l'addestramento in quattro rami: meythari, allenamento del corpo, kolthari, armi di legno, angathari, armi di metallo, e verumkai, combattimento senza armi, e indica che padroneggiare tutte le tecniche richiede almeno cinque anni. Zarrilli conferma l'ordine corpo, legno e metallo, ma secondo lui il combattimento senza armi si impara o attraverso l'otta o come parte dell'allenamento avanzato.

Competizioni

Secondo Zarrilli, la Kerala Kalaripayattu Association si propone dal 1958 di promuovere e guidare l'arte, organizza ogni anno campionati distrettuali e statali, stabilisce le regole per la pratica e la costruzione del kalari e accredita i kalari membri. Nelle competizioni gli allievi dello stile del nord e del sud presentano forme, da soli o in coppia con armi, valutate da una giuria di maestri che assegna diplomi e trofei e proclama un vincitore assoluto in ciascuno dei due stili. Il ministero indiano della Gioventù e dello Sport ha approvato il 20 dicembre 2020 l'inserimento di kalaripayattu, gatka, thang-ta e mallakhamb nei Khelo India Youth Games 2021 in Haryana. Secondo la risposta del ministro alla camera bassa del parlamento nel luglio 2022, il kalaripayattu faceva parte della terza edizione dei giochi a Panchkula ed è tra gli sport nazionali che il programma Khelo India sostiene con sovvenzioni per impianti sportivi, attrezzature, allenatori e borse di studio. Il quotidiano keralese Kerala Kaumudi riferisce che ai Giochi nazionali del 2015 in Kerala il kalaripayattu era disciplina dimostrativa e che nel 2023 è stato riconosciuto come disciplina di gara dei Giochi nazionali.

Oggi

I maestri di kalaripayattu offrono ancora oggi terapie fisiche ayurvediche tradizionali e massaggi per i disturbi muscolari e riducono le fratture. Negli anni Ottanta il regista teatrale Kavalam Narayana Panikkar usò l'arte per addestrare la sua compagnia Sopanam, e le coreografe Chandralekha, di Madras, e Daksha Seth vi attinsero ampiamente. Zarrilli scrive che l'interesse per l'arte è tornato a crescere negli anni Ottanta e Novanta, ma che la pratica tradizionale può sembrare antiquata ai giovani che vogliono risultati rapidi, rispetto al karate e al kung-fu. Ian McDonald (Contributions to Indian Sociology, 2007) sostiene che la globalizzazione trasforma il kalaripayattu, un tempo unitario, in una pratica corporea, un'arte scenica e uno sport agonistico. Secondo un articolo di Ashitha Mandakathingal (Women's Studies, 2020), alla fine del 2017 Meenakshi, del Kerala settentrionale, ha ricevuto l'onorificenza statale Padma Shri per una vita di pratica del kalaripayattu. Il ministero indiano della Gioventù e dello Sport ha girato un documentario sul kalaripayattu e su altri sport nazionali, e il quotidiano Kerala Kaumudi riferisce che la Indian Kalaripayattu Federation ha ottenuto il riconoscimento nazionale nel 2015.

Curiosità

Secondo Zarrilli, lo stato ideale del praticante è riassunto da un detto malayalam: il corpo diventa tutto occhi. Le stesse parole formano il titolo della sua monografia sul kalaripayattu, pubblicata da Oxford University Press nel 1998. Secondo Zarrilli, l'idea dei punti vulnerabili è molto antica. Il trattato medico sanscrito di Sushruta, del II secolo d.C., delimitò 107 di questi punti come ausilio per gli interventi chirurgici, e già nel Rigveda il dio Indra sconfisse il demone Vritra colpendo il suo punto vulnerabile. Il kalaripayattu ha influenzato direttamente la danza rituale teyyam del Kerala settentrionale, il dramma danzato kathakali e il dramma danzato cristiano cavittu natakam, che ne hanno ripreso le tecniche per il combattimento scenico. Il maestro cristiano Thomas T. Tuttothu Gurukkal fa risalire la sua tradizione familiare a Thoma Panikkar, comandante dei soldati cristiani del raja di Champakassery fino alla sua caduta nel 1754.

Stili e Rami

Kalaripayattu del Nord

Stile del nord del kalaripayattu. Secondo Zarrilli, dopo il 1958 si cominciò a chiamare così l'arte del Kerala stessa, a differenza delle forme tamil dello stile del sud.

Kalaripayattu Centrale

Stile centrale del kalaripayattu, uno dei tre stili riconosciuti dall'associazione del Kerala. Secondo Zarrilli aggiunge tecniche in un disegno di farina di riso e passi in cinque cerchi.

Kalaripayattu del Sud

Stile meridionale del kalaripayattu, nome con cui dal 1958 si indica l'arte tamil varma ati. Inizia subito con attacchi e difesa dei punti vulnerabili, senza esercizi preparatori del corpo.

Domande frequenti

Che cosa significa la parola kalaripayattu?

La parola nasce dalle parole malayalam kalari, luogo di addestramento, e payattu, esercizio. Secondo Phillip Zarrilli ha cominciato a essere usata per l'arte marziale del Kerala solo nel XX secolo.

Nel kalaripayattu si svolgono competizioni?

Sì. La Kerala Kalaripayattu Association organizza dal 1958 campionati di forme distrettuali e statali, e dal 2021 il kalaripayattu fa parte dei Khelo India Youth Games.

Quali armi si praticano nel kalaripayattu?

Prima di legno, il bastone lungo e quello corto e il bastone curvo otta, poi di metallo, tra cui pugnale, lancia, mazza, spada con scudo e spada flessibile urumi. L'arco, secondo Zarrilli, è scomparso dalla tradizione.

Che cosa sono i marmmam?

Punti vulnerabili del corpo il cui colpo può, secondo Zarrilli, in alcuni casi provocare la morte immediata. I maestri li conoscono per l'attacco, per la cura dopo una ferita e per il massaggio terapeutico.

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