Scuola bolognese di scherma
Denominazione moderna di un gruppo di testi di scherma bolognesi del XVI secolo, da Manciolino (1531) e Marozzo (1536) a dall'Agocchie. Se fossero una sola tradizione è controverso.
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Informazioni su Scuola bolognese di scherma
La scuola bolognese è una denominazione per un gruppo di scritti di scherma del XVI secolo di autori di Bologna. Rob Runacres (Acta Periodica Duellatorum, 2021) indica che l'idea di una tradizione bolognese come forma autonoma con l'apice nel XVI secolo è stata creata soprattutto dall'odierna comunità della scherma storica, sulla base di tratti comuni dei testi e del luogo d'origine comune degli autori. Il nucleo è formato da cinque testi: Opera Nova di Antonio Manciolino (stampa 1531), Opera Nova di Achille Marozzo (per la prima volta 1536), Dell'arte di scrimia di Giovanni dall'Agocchie (1572) e i manoscritti anonimi 345 e 346 della Biblioteca Classense di Ravenna, di solito anche Lo Schermo di Viggiani.
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Secondo Runacres, gli scritti si interpretano come testi con la stessa pedagogia, per esempio gli assalti, sequenze esercitate per uno o due schermitori, e i nomi mnemonici delle guardie come coda lunga e stretta o porta di ferro. Il libro di Marozzo presenta tecniche dalla spada con brocchiero alla spada a due mani e alle armi in asta. Secondo Swanger, però, la terminologia e la forma delle guardie non sono sempre intercambiabili tra gli autori. Come fondatore della scuola viene spesso indicato Filippo Dardi, che secondo Battistini e Corradetti (2016) dirigeva una sala di scherma a Bologna dal 1413. Questi autori, però, definiscono puramente ipotetico il legame tra Dardi e Guido Antonio di Luca, maestro di Marozzo, e Runacres indica che lo propose per primo Emilio Orioli nel 1901. Né Marozzo né gli altri autori bolognesi menzionano Dardi. Non siamo quindi riusciti a documentare l'anno di fondazione della scuola.
Storia
Filippo, o Lippo, di Bartolomeo Dardi fu, secondo Battistini e Corradetti (Acta Periodica Duellatorum, 2016), un astrologo e matematico bolognese che diresse una sala di scherma dal 1413 fino alla morte nel 1464. La principale fonte d'archivio su di lui è un volume di lettere con il governo di Bologna del 1443. La città gli pagava 200 lire l'anno per servizi astrologici e allo stesso tempo gli fissò prezzi massimi per le lezioni, inferiori alla metà di quanto chiedeva. All'università fu, secondo l'archivio, lettore di aritmetica e geometria dal 1443 al 1463. Green (2001) cita tra i maestri bolognesi più antichi Rosolino, Francesco e Nerio.
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Rob Runacres (2021) scrive che la genealogia di Dardi fu proposta per la prima volta da Emilio Orioli nel quotidiano bolognese il Resto del Carlino nel 1901 e che Jacopo Gelli nel 1906 dichiarò Guido Antonio di Luca allievo di Dardi ed erede della scuola. Il legame tra di Luca e Marozzo è documentato, secondo Battistini e Corradetti, dalle parole dello stesso Marozzo, mentre il legame tra Dardi e di Luca è puramente ipotetico. Secondo loro, la scuola bolognese fu diffusa da una serie di maestri senza un unico fondatore. L'Opera Nova di Achille Marozzo uscì, secondo il catalogo della Folger Library, a Modena presso Antonio Bergola il 23 maggio 1536. Gotti e Jaquet (2016) indicano almeno due edizioni e sei ristampe fino al 1615. L'Opera Nova di Antonio Manciolino uscì a Venezia presso Zoppino nel 1531 come nuovamente corretta, e Tom Leoni, secondo Runacres, ritiene che si tratti di un'edizione successiva dell'opera del 1523. Il Dell'arte di scrimia di Dall'Agocchie uscì a Venezia presso Giulio Tamborino nel 1572. I manoscritti anonimi 345 e 346 di Ravenna, che Jaquet data tra il 1510 e il 1515 circa e Runacres tra il 1500 e il 1550 circa, furono pubblicati, secondo Jaquet, da Marco Rubboli e Luca Cesari nel 2005.
In cosa si distingue
I nomi mnemonici delle guardie non erano, secondo Rob Runacres (2021), esclusivamente bolognesi. Viggiani li chiama nomi della scuola comune, e il fiorentino Francesco Altoni, alla corte di Cosimo I, definì porta di ferro, imbrochate e guarda cinghiara espressioni comuni. Pacheco de Narváez menziona in Libro de las grandezas de la espada (1600) puerta de hierro come posizione comune. Battistini e Corradetti (2016) contrappongono la scuola bolognese, diffusa da una serie di maestri, alla tradizione tedesca costruita attorno a un unico fondatore, Liechtenauer. Runacres afferma che gli autori bolognesi non si citano a vicenda.
Tecnica
I cinque principali testi bolognesi sono interpretati, secondo Rob Runacres (Acta Periodica Duellatorum, 2021), come testi con una pedagogia comune. Un esempio sono gli assalti, sequenze preparate per uno schermidore o una coppia. La chiave sono i nomi mnemonici delle guardie, come coda lunga e stretta e porta di ferro e larga, che secondo Runacres si ricollegano al XV secolo, perché Vadi e Fiore usavano nomi come posta di donna, tutta porta di ferro e posta di dente di cinghiale. L'Opera Nova di Marozzo contiene, secondo Pietersma (2023), istruzioni per una serie di discipline, dalla spada e brocchiere alla spada a due mani e alle armi in asta. I manoscritti anonimi di Ravenna contengono, secondo Jaquet, principi, guardie e passi, la spada sola e la spada contro un'arma in asta, la spada a due mani, la spada con brocchiere piccolo o grande, la targa, la rotella e i guanti, l'ascia in armatura completa e la spada contro un mancino. Il combattimento in armatura scompare, secondo Jaquet, presso gli autori bolognesi successivi. Green (2001) scrive che Marozzo fu tra i primi a preferire la stoccata al fendente.
Allenamento
Manciolino propone, secondo lo studio di Gassmann e colleghi (Acta Periodica Duellatorum, 2017), un punteggio ponderato per gli incontri di allenamento. Un colpo alla testa vale tre punti, alle braccia, al tronco e alle gambe uno, ai piedi due, e alle mani nulla. Nel combattimento serio raccomanda invece di mirare di preferenza alle mani dell'avversario. Dardi scrisse, secondo Battistini e Corradetti (2016), che l'allievo impara la teoria della spada a due mani in due mesi e mezzo e la pratica nello stesso tempo, la teoria del brocchiere in un mese e mezzo e ogni altra disciplina in un mese di teoria e un mese di pratica. La sua sala poteva contenere al massimo 20 allievi alla volta, raccomandava due ore di lezione al giorno e non era obbligato a insegnare a un allievo più di un anno. Il tariffario delle lezioni fissato dalla città menziona spada a due mani, spada e brocchiere, daga, bastone, lotta e spada con rotella o targone.
Gradi e progressione
Marozzo si definisce sul frontespizio dell'Opera Nova del 1536 mastro generale de larte de larmi, maestro generale delle armi. Marozzo e più tardi Dall'Agocchie, secondo Rob Runacres (Acta Periodica Duellatorum, 2021), si lamentavano che i maestri non venissero più esaminati come un tempo. Runacres afferma inoltre che la ricerca non ha trovato a Bologna alcuna corporazione municipale di scherma paragonabile ai Marxbrüder di Francoforte.
Oggi
La ricerca odierna sulla scherma bolognese del XVI secolo consiste, secondo Rob Runacres (2021), soprattutto in traduzioni, tra cui quelle di Jherek Swanger, Tom Leoni e Stephen Fratus. Gli autori moderni usano la denominazione tradizione di Dardi (Swanger) o scuola di Dardi (Greg Mele), mentre Tom Leoni, Battistini e Corradetti sono cauti. Fratus scrive che nello studio odierno della HEMA si può parlare chiaramente di scuola bolognese grazie a terminologia, metodi e teoria comuni, pur ammettendo che non è chiaro se una tradizione bolognese storica sia esistita. La Sala d'Arme Achille Marozzo afferma di sé di studiare e praticare le arti marziali storiche italiane secondo trattati medievali e rinascimentali.
Curiosità
Il poeta bolognese Giovanni Filoteo Achillini completò, secondo Rob Runacres (2021), nel 1504 il poema Viridario, stampato nel 1513, in cui dedica oltre quaranta strofe all'insegnamento della spada e del brocchiere. È più antico di venti anni della data più antica proposta per un libro di scherma bolognese a stampa, ma nessun autore di scherma successivo vi si richiama. Due stampe della fine del XVII secolo dalle matrici originali di Marozzo del 1536 portano, secondo Gotti e Jaquet (2016), un monogramma aggiunto HsP e la data 1529, il monogramma dell'incisore tedesco Hans Sebald Beham. Gli autori vi vedono un possibile indizio di un'edizione perduta prima del 1536. Dardi nella sua richiesta alla città si firma Io Lippo de Bartolamio de Dardo de Dardi vostro minimo servidore.
Domande frequenti
Filippo Dardi fondò la scuola bolognese?
Non è documentato. Secondo Battistini e Corradetti, Dardi diresse una sala di scherma a Bologna dal 1413, ma definiscono il suo legame con di Luca, maestro di Marozzo, puramente ipotetico. Secondo Rob Runacres, Emilio Orioli propose per la prima volta la genealogia di Dardi nel 1901 e Jacopo Gelli dichiarò nel 1906 che di Luca era allievo di Dardi.
Quali libri appartengono alla scuola bolognese?
Rob Runacres indica cinque testi: Opera Nova di Manciolino (1531) e di Marozzo (1536), Dell'arte di scrimia di dall'Agocchie (1572) e i manoscritti anonimi 345 e 346 di Ravenna. Di solito si aggiunge anche Lo Schermo di Viggiani.
La scuola bolognese è esistita davvero?
È controverso. Rob Runacres (2021) afferma che l'idea di una tradizione bolognese è stata creata soprattutto dall'odierna comunità della scherma storica e che la divisione dei maestri italiani in scuole regionali è in una certa misura un'interpretazione moderna.
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