Combattimento gladiatorio (munus)
Combattimento armato di gladiatori nel mondo romano, il cui primo munus a Roma il dizionario di Smith colloca nel 264 a.C.
Informazioni Chiave
Carattere e Origine
Allenamento
Organizzazione e Competizione
Di cosa è fatto lo stile
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Informazioni su Combattimento gladiatorio (munus)
Il combattimento gladiatorio era un combattimento armato tra gladiatori nel mondo romano. Poliakoff, secondo Carter, lo escluse dagli sport da combattimento antichi come una forma di guerra offerta agli spettatori, mentre Carter lo intende come una competizione di abilità marziale vincolata da regole. Secondo il Dictionary of Greek and Roman Antiquities di Smith, del 1875, l'organizzazione dei giochi si chiamava munus. Secondo le Periochae di Livio, 16, Decimo Giunio Bruto organizzò il primo munus gladiatorio in onore del padre defunto, e Valerio Massimo indica che si tenne nel Foro Boario sotto i consoli Appio Claudio e Quinto Fulvio. Il dizionario di Smith colloca questa prima apparizione di gladiatori a Roma nel 264 a.C.
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Secondo il Parco archeologico del Colosseo, i gladiatori erano per lo più prigionieri di guerra o schiavi, talvolta però liberti o volontari liberi. Secondo il dizionario di Smith si addestravano in scuole chiamate ludi sotto la guida di lanistae. Il Colosseo elenca sedici classi note di gladiatori e annovera tra le coppie principali il murmillo contro il thraex e il retiarius contro il secutor. Secondo Carter, i combattimenti ordinari si protraevano finché un gladiatore non segnalava la resa alzando un dito, ad digitum, e secondo il Colosseo lo sconfitto poteva ricevere una grazia detta missio. Costantino vietò i gladiatori con una legge del 325, ma secondo il dizionario di Smith i giochi proseguirono fino all'epoca di Onorio. Teodoreto di Cirro riferisce che Onorio pose fine allo spettacolo dopo che gli spettatori lapidarono il monaco Telemaco, che nell'arena tentava di separare i combattenti.
Storia
Il Dictionary of Greek and Roman Antiquities di Smith del 1875 afferma che i giochi gladiatori sarebbero stati organizzati per la prima volta dagli Etruschi e sarebbero nati dall'usanza di uccidere schiavi e prigionieri presso le pire funebri. Secondo la Periocha 16 di Livio, Decimo Giunio Bruto organizzò il primo munus gladiatorio in onore del padre defunto. Valerio Massimo, del I secolo d.C., riferisce che il primo munus a Roma si tenne nel Forum Boarium sotto i consoli Appio Claudio e Quinto Fulvio, e fu dato da Marco e Decimo, figli di Bruto Pera, per onorare le ceneri del padre. Secondo il Parco archeologico del Colosseo, i gladiatori erano per lo più prigionieri di guerra o schiavi, talvolta liberti o volontari liberi, reclutati di solito a 17 o 18 anni, e solo raramente arrivavano a trent'anni. La legge di Costantino del 1 ottobre 325 respinge gli spettacoli cruenti nella pace civile e vieta del tutto i gladiatori. Secondo il dizionario di Smith, i giochi continuarono fino all'epoca di Onorio, che li soppresse definitivamente. Teodoreto di Cirro descrive come il monaco Telemaco entrò nell'arena a Roma per separare i gladiatori che combattevano, gli spettatori lo lapidarono e Onorio pose poi fine allo spettacolo.
In cosa si distingue
Carter nel 2006 riferisce che Poliakoff nel 1987 escluse il combattimento gladiatorio dagli sport da combattimento antichi come forma di guerra per spettatori, mentre Carter lo intende come una gara di abilità marziale vincolata da regole. Secondo Carter, il combattimento gladiatorio riprese dagli sport da combattimento greci il gesto della resa con il dito alzato. Il Parco archeologico del Colosseo riferisce che i gladiatori si dividevano in sedici classi note, e presenta come tre coppie principali murmillo contro thraex, retiarius contro secutor e murmillo contro hoplomachus. Il dizionario di Smith del 1875 elenca altri tipi, gli andabatae che combattevano con elmi senza aperture per gli occhi, gli essedarii che combattevano da carri come Galli e Britanni, gli equites a cavallo, i laqueatores con il laccio e i meridiani, gladiatori armati alla leggera che combattevano a mezzogiorno.
Tecnica
Il dizionario di Smith del 1875 descrive il retiarius come un gladiatore con una lancia a tre punte, il tridens o fuscina, e una rete, chiamata rete, con tunica corta e senza copricapo. Secondo lui, i murmillones presero il nome dall'immagine di un pesce sull'elmo, avevano armi galliche, per questo erano detti anche Galli, e di solito affrontavano retiarii o Traci. I Traci, secondo il dizionario, avevano uno scudo rotondo e una spada corta curva, la sica. Secondo alcuni autori il secutor si chiamava così perché inseguiva il retiarius quando questi mancava con la rete. Gli hoplomachi combattevano in armatura completa e Lipsius li riteneva identici ai Sanniti. Carter nel 2006 afferma che il gladiatore mancino si diceva in latino scaeva e che i gladiatori se ne vantavano sulle lapidi, e che l'imperatore Commodo si esibiva come secutor mancino. Secondo Carter, Marziale elogia il gladiatore Ermes come addestrato a vincere senza ferire. Kanz e Grossschmidt hanno rilevato che circa il 16 % dei gladiatori di Efeso aveva lesioni craniche guarite e circa il 15 % lesioni mortali alla testa.
Allenamento
Il dizionario di Smith del 1875 riferisce che i gladiatori vivevano in scuole chiamate ludi, dove li addestravano i lanistae, e che l'intero gruppo di gladiatori di un lanista si chiamava familia. Secondo Carter, l'addestramento era specializzato in base al tipo di armamento, e le iscrizioni attestano i maestri doctor secutorum, doctor murmillonum, doctor hoplomachorum e doctor thraecum. Valerio Massimo riferisce che il console Publio Rutilio fece venire istruttori di gladiatori dalla scuola di Gaio Aurelio Scauro e fu il primo a insegnare alle legioni una tecnica più raffinata di parata e di direzione del colpo. Secondo il Parco archeologico del Colosseo, il Ludus Magnus fu fondato dall'imperatore Domiziano, è la più grande e unica caserma di gladiatori di Roma con strutture conservate, e vi trovavano posto circa mille gladiatori. Lösch e colleghi hanno rilevato su PLOS ONE nel 2014 che i gladiatori di Efeso mangiavano come base piante C3, per esempio grano e orzo, con un'alta quota di verdure, il che corrisponde al soprannome beffardo hordearii. Il rapporto più alto tra stronzio e calcio suggerisce, secondo gli autori, forse una bevanda frequente a base di cenere vegetale menzionata nei testi antichi.
Gradi e progressione
Secondo Carter nel 2006, gli epitaffi dei gladiatori di solito indicano il tipo di armamento, il grado e il numero di combattimenti o di vittorie. Secondo lui il secutor Urbicus raggiunse dopo 13 combattimenti il grado più alto dei secutores, primus palus. I gladiatori di un'iscrizione di Claudiopoli di Bitinia ebbero, secondo Carter, fino a 65 vittorie. I gladiatori di successo potevano andare in pensione e tornare con un contratto privato, e Tiberio avrebbe offerto ai veterani, detti rudiarii, 100.000 sesterzi. Il dizionario di Smith del 1875 riferisce che i vecchi gladiatori venivano congedati su richiesta del popolo dall'editor dei giochi e ricevevano una spada di legno, la rudis, per cui i congedati si chiamavano rudiarii.
Competizioni
L'organizzazione dei giochi si chiamava, secondo il dizionario di Smith del 1875, munus e l'organizzatore editor, munerator o dominus. I gladiatori, secondo Carter (2006), venivano di solito noleggiati da un lanista e in caso di ferimento o morte il noleggio diventava vendita, con un prezzo fino a cinquanta volte più alto. Secondo lui, in epoca imperiale i combattimenti erano diretti da arbitri, la summa rudis e la secunda rudis, in tuniche bianche con strisce purpuree e con un lungo bastone. Secondo Carter, un combattimento ordinario durava finché un gladiatore non segnalava la resa con il dito alzato, ad digitum, e o uno vinceva, o entrambi erano congedati in piedi, stantes missi. Secondo Ville, la morte di un professionista non era l'esito abituale. Il dizionario di Smith riferisce che nei giochi sine missione la vita dei vinti non veniva mai risparmiata e che Augusto li vietò, ma Carter interpreta sine missione con ogni probabilità solo nel senso che la missio non era possibile finché non c'era un vincitore chiaro. Secondo il Parco archeologico del Colosseo, il vincitore ricevette un ramo di palma e una corona. Kanz e Grossschmidt deducono dall'assenza di più ferite mortali in un solo individuo di Efeso un rigoroso rispetto delle regole di combattimento.
Oggi
Secondo la recensione di Michael Eiland del 2004, Marcus Junkelmann descrive nei capitoli sull'archeologia sperimentale del suo libro Gladiators and Caesars, del 2000, che gli elmi fabbricati secondo modelli antichi subiscono pochi o nessun danno quando vengono colpiti con la spada a piena forza. Secondo Junkelmann, le spade erano così corte che le lame potevano incrociarsi solo di rado. Secondo la stessa recensione, gli elmi da gladiatore trovati a Pompei pesavano in media 4 kg. Il Parco archeologico del Colosseo ha organizzato da luglio 2023 a gennaio 2024 una mostra sui gladiatori in un corridoio sotterraneo restaurato tra il Colosseo e il Ludus Magnus. Vi ha esposto repliche di elmi, tra cui la replica dell'elmo bronzeo giulio-claudio di un murmillo proveniente dalla caserma dei gladiatori di Pompei.
Curiosità
Secondo Carter, nel 2006, Marziale racconta uno scontro tra Prisco e Vero che Tito diresse sine missione, finché entrambi si arresero contemporaneamente e furono dichiarati entrambi vincitori. Carter analizza anche la lapide del secutor Urbico di Milano, che combatté tredici volte, morì a 22 anni e il cui epitaffio consiglia di uccidere chi si è sconfitto, cosa quasi unica tra centinaia di epitaffi di gladiatori. Il gladiatore Diodoro di Amiso attribuisce la propria morte, secondo Carter, all'inganno traditore dell'arbitro summa rudis, che dopo la sua vittoria fece proseguire lo scontro. Molti epitaffi dell'Oriente greco si vantano che il gladiatore non abbia fatto del male a nessuno. Il dizionario di Smith riporta che in età imperiale si esibivano nell'arena anche cavalieri, senatori e donne, e che Settimio Severo vietò i combattimenti femminili. Cosmos Magazine riferisce che il cimitero dei gladiatori di Efeso fu scoperto nel 1993 da archeologi dell'Istituto archeologico austriaco, a circa 300 metri dallo stadio, e che un cranio presentava due fori a 5 cm di distanza, che secondo la rivista corrispondono a una pugnalata di tridente.
Domande frequenti
Quando si tenne a Roma il primo combattimento gladiatorio?
Secondo Valerio Massimo, Marco e Decimo, figli di Bruto Pera, organizzarono il primo munus a Roma nel Foro Boario, e il dizionario di Smith, del 1875, lo colloca nel 264 a.C.
I gladiatori dovevano sempre morire nel combattimento?
Secondo Ville, a cui rimanda Carter (2006), la morte di un professionista non era l'esito abituale, e un combattimento ordinario finiva con la resa con un dito alzato, dopo la quale entrambi i gladiatori potevano essere liberati in piedi.
Chi addestrava i gladiatori?
Secondo il dizionario di Smith, del 1875, i lanistae addestravano i gladiatori nelle scuole ludi, e Carter (2006) menziona istruttori specializzati secondo l'armamento, per esempio il doctor secutorum o il doctor thraecum.
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