Scherma di Fiore dei Liberi (Fior di Battaglia)
Combattimento secondo manoscritti di Fiore dei Liberi, dal 1400 circa al 1410. Lotta, daga, spada, armatura, ascia, lancia e combattimento a cavallo nel primo testo italiano di scherma noto.
Informazioni Chiave
Carattere e Origine
Organizzazione e Competizione
Di cosa è fatto lo stile
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Informazioni su Scherma di Fiore dei Liberi (Fior di Battaglia)
Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, Fiore dei Liberi nacque tra il 1340 e il 1350 a Premariacco o, più probabilmente, a Cividale in Friuli. Imparò l'arte del combattimento da maestri italiani e tedeschi, soprattutto da Giovanni detto Sveno, allievo di Nicola Toblem della diocesi di Metz, e secondo le sue parole la praticò per cinquant'anni. Ken Mondschein (Acta Periodica Duellatorum, 2017) indica che morì prima del 1425.
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La sua opera, nota come Flos Duellatorum in latino e Fior di Battaglia in italiano, si è conservata in quattro manoscritti: al Getty Museum, alla Morgan Library, nella collezione privata della famiglia Pisani-Dossi e alla Bibliothèque nationale de France. Il DBI la definisce il primo trattato italiano noto sull'arte del combattimento. Il prologo del manoscritto Pisani-Dossi reca la data del 10 febbraio 1409, secondo il calendario odierno 1410, e il manoscritto del Getty Museum è, secondo Mondschein, più antico di circa dieci anni. Non siamo riusciti a documentare l'anno in cui nacque la dottrina di Fiore stessa. Secondo il DBI, l'opera è una raccolta di centinaia di disegni con didascalie in versi in lingua volgare. Insegna la lotta, la difesa contro la daga e il combattimento con essa, la spada a una e a due mani, la lancia e l'ascia, la difesa contro armi diverse e il combattimento a cavallo. Il maestro è contrassegnato nelle immagini da una corona, l'allievo da una giarrettiera d'oro. Secondo Mondschein, Fiore affrontò almeno cinque volte maestri gelosi, insegnava in segreto e la sua opera doveva richiamare l'insegnamento impartito di persona. Secondo Mondschein, oggi Fiore ha conquistato un pubblico numeroso tra gli appassionati di arti marziali storiche che vogliono far rivivere la scherma cavalleresca.
Storia
Ken Mondschein (Acta Periodica Duellatorum, 2017) riferisce, dall'archivio di Udine, che il 3 agosto 1383 Fiore ottenne a Udine il diritto di residenza permanente, che nel settembre 1383 avrebbe dovuto ispezionare e riparare le balestre e le macchine d'assedio dell'armeria cittadina e che nel maggio 1384 fu iscritto tra i 354 cittadini incaricati di ripristinare l'ordine. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, all'inizio del XV secolo fu maestro di scherma del marchese Niccolò III d'Este a Ferrara, al quale dedicò Fior di Battaglia, e compose l'opera nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto 1409. Mondschein ritiene invece che Fiore fosse piuttosto vicino ai Visconti di Milano e non lo ha trovato nei registri dei pagamenti di Niccolò.
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Sono sopravvissuti quattro manoscritti. Il Getty Museum cataloga il proprio esemplare Ms. Ludwig XV 13 come Il Fior di Battaglia del 1410 circa, proveniente da Venezia, e il museo lo ha acquisito nel 1983 dalla collezione di Peter e Irene Ludwig. La Morgan Library presenta il manoscritto M.383 come veneziano dell'inizio del XV secolo, e J. Pierpont Morgan lo acquistò nel 1909. Il manoscritto parigino Latin 11269 fu, secondo Mondschein, catalogato come Florius de arte luctandi, e gli studiosi lo notarono solo nel 2008. Mondschein lo identifica con il numero 87 del catalogo della biblioteca di Leonello d'Este del 1436 e lo ritiene una rielaborazione latina umanistica, quasi un'opera autonoma. Un altro manoscritto della biblioteca estense è oggi sconosciuto e si ritiene perduto. Secondo Mondschein, il manoscritto del Getty Museum ha 47 carte e 305 immagini, il Pisani-Dossi 36 carte e 284 immagini, quello parigino 44 carte e 164 immagini e quello Morgan 19 carte e 124 immagini. Secondo lui l'opera di Fiore ebbe effetto anche dopo la sua morte: il codice viennese 5278 ne riprese le immagini e Filippo Vadi se ne ispirò apparentemente.
In cosa si distingue
Ken Mondschein (2017) definisce i manoscritti di Fiore la più antica trattazione complessiva dell'arte del combattimento cavalleresco, la prima illustrata e la prima italiana. Li contrappone al manoscritto di Norimberga più antico Hs. 3227a, con note sulla spada, e al manoscritto I.33 delle Royal Armouries sulla scherma civile con spada e brocchiero. Gassmann e colleghi (2017) riferiscono che la terminologia della scuola tedesca secondo Liechtenauer descrive il combattimento soprattutto nel tempo, quella di Fiore soprattutto per distanza, il gioco stretto o lungo, anche se entrambe le tradizioni rimandano a entrambi.
Tecnica
Secondo Ken Mondschein (2017), i manoscritti del Getty Museum e Pisani-Dossi iniziano con la distanza più breve, la lotta, e proseguono con il pugnale, il bastone corto (bastoncello), la spada a una e a due mani, il combattimento in armatura e infine il combattimento a cavallo. Il manoscritto parigino inizia invece con le lance a cavallo e termina con la difesa senza armi contro il pugnale. Il manoscritto Morgan è solo parte di un insieme più grande, e le sezioni conservate riguardano il combattimento a cavallo e la spada e il pugnale. Ogni sezione inizia con maestri contrassegnati da una corona, che mostrano le posizioni (poste) e le guardie. Gli allievi con una giarrettiera d'oro eseguono azioni offensive dopo una difesa, e un contromaestro con corona e giarrettiera mostra la controtecnica. Secondo Mondschein, Fiore non spiega espressamente fondamenti come la copertura, l'inganno o il colpo, né tenta una teoria generale della scherma. La figura mnemonica segno mostra le qualità che deve avere uno schermidore. Secondo uno studio di Gassmann e colleghi (Acta Periodica Duellatorum, 2017), nell'immagine delle Sette Spade quattro animali circondano la figura: una lince con il compasso come prudenza, un elefante con il castello come forza, una tigre con la freccia come rapidità e un leone con il cuore come coraggio.
Allenamento
Secondo Ken Mondschein (2017), Fiore insegnava sempre in segreto. Poteva assistere solo un amico stretto o un parente dell'allievo, e solo dopo un giuramento di silenzio. Gli allievi imitavano sequenze modello di azioni che dovevano imprimere nella memoria muscolare le tecniche corrette e le reazioni tattiche. Secondo Mondschein, la sua opera è un richiamo a un insegnamento impartito di persona. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, Fiore voleva che il sapere dell'opera restasse riservato a nobili e cavalieri e non si diffondesse tra il popolo.
Competizioni
Fiore nomina gli allievi che preparò a duelli. Il più antico che Ken Mondschein (2017) può datare è il mercenario tedesco Piero del Verde, che tra il 1379 e il 1381 si scontrò con Pierro della Corona presso Perugia. L'allievo più famoso, Galeazzo da Mantova, della casa dei Gonzaga, avrebbe dovuto combattere a cavallo a Padova nel 1395 contro il cavaliere francese Jean le Meingre detto Boucicault. Il duello non ebbe luogo perché Boucicault attaccò prima che Galeazzo montasse in sella, e si scontrarono di nuovo con lance a cavallo nel 1406, quando Galeazzo vinse. Fiore riporta anche la preparazione di Giovannino da Baggio a un duello a Pavia nel 1399. Secondo Mondschein, Fiore stesso si scontrò in almeno cinque duelli con maestri gelosi con i quali si rifiutò di condividere i suoi segreti. Secondo la traduzione del prologo su Wiktenauer, si trattò di duelli con spade affilate, solo in giubbetto imbottito e guanti di pelle di cervo.
Oggi
Ken Mondschein (2017) scrive che Fiore ha conquistato un folto pubblico non accademico tra gli appassionati di arti marziali storiche e i partecipanti a rievocazioni che vogliono far rivivere la scherma cavalleresca. Green (2001) definisce la sua opera una fonte primaria per la pratica della spada lunga italiana medievale. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, l'opera di Fiore è uscita in diverse edizioni, dal facsimile del manoscritto Pisani-Dossi, pubblicato da F. Novati a Bergamo nel 1902, alle edizioni di Rapisardi (1998), Galvani (2002) e Rubboli e Cesari (2002), con uno studio comparativo dei tre manoscritti allora noti. La Wikipedia inglese cita libri moderni con il termine armizare nel titolo, per esempio Fiore dei Liberi's Armizare di Charrette, del 2011.
Curiosità
I disegni di Fior di Battaglia sono, secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, così riusciti dal punto di vista tecnico che si presume la collaborazione di un disegnatore esperto, ipoteticamente Altichiero da Verona. Il manoscritto Pisani-Dossi appartenne allo scrittore Carlo Dossi. Secondo Wikipedia in inglese, durante la seconda guerra mondiale era ritenuto perduto e nel 2005 comparve in una collezione privata in Italia. Secondo Ken Mondschein, il manoscritto di Parigi ribattezza la guardia prima chiamata croce bastarda in croce vera e la croce vera in leopardo. Mondschein lo collega allo stemma con il leopardo che la casa d'Este ricevette nel 1432. Secondo la traduzione su Wiktenauer, Fiore stesso usa il termine armizare nelle espressioni L'Arte d'Armizare e La Scientia d'Armizare.
Domande frequenti
Chi era Fiore dei Liberi?
Maestro di scherma del Friuli, nato secondo il Dizionario Biografico degli Italiani tra il 1340 e il 1350. Imparò da maestri italiani e tedeschi ed è l'autore di Fior di Battaglia, che il DBI indica come il primo trattato italiano noto sull'arte del combattimento.
Quanti manoscritti di Fior di Battaglia si sono conservati?
Quattro. Si trovano nel Getty Museum, nella Morgan Library, nella Bibliothèque nationale de France e nella collezione privata della famiglia Pisani-Dossi. Un altro manoscritto della biblioteca estense è ritenuto perduto secondo Ken Mondschein.
Che cosa insegnava Fiore?
Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, la lotta, la difesa dal pugnale e il combattimento con esso, la spada a una e a due mani, lancia e ascia, la difesa da armi diverse e il combattimento a cavallo.
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